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La lotta al contrabbando

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1) Apparati radio portatile e manuale d'istruzione 2) Apparati radio portatile e manuale d’istruzione 3) Apparati radio portatile e manuale d’istruzione 4) Catena chiodata usata nei posti di blocco 5) Casco da motociclista 6) Il sacrificio del Finanziere Cinus precipitato in un burrone nel tentativo di portare aiuto ad un contrabbandiere 7) Casco da pilota, tuta di volo ed istruzioni sul Servizio aereo 8) Casco da pilota, tuta di volo ed istruzioni sul Servizio aereo 9) Casco da pilota, tuta di volo ed istruzioni sul Servizio aereo 10) Copertina della "Tribuna Illustrata" che raffigura il fermo di un natante contrabbandiero 11) Bandiera "Corsara" issata su una nave contrabbandiera sequestrata nel 1955 12) Pattuglia con cane anticontrabbando in perlustrazione lungo la rete 13) Lo "Sleek" natante contrabbandiero catturato con 9 tonnellate di sigarette di contrabbando 14) Lampada di segnalazione portatile 15) Chiodi disseminati da un'auto contrabbandiera inseguita da mezzi veloci del Corpo 16) Sommergibile a pedali sequestrato nel Lago di Lugano 17) Guardacoste della Classe "Bigliani" ed elicottero A 109.

Negli anni del dopoguerra, la lotta al contrabbando costituì il principale impegno operativo per la Guardia di Finanza.

Sul mare, il traffico assunse carattere di impresa e ad esso fu adibita una piccola flotta di unità di tipo militare, con base a Tangeri e poi a Gibilterra ed a Malta, ed una rete di stazioni radio clandestine, che guidavano le navi ai punti di trasbordo e di sbarco.

L’azione di contrasto fu imperniata sul potenziamento del naviglio e sull’impiego dei mezzi aerei che, sperimentato già nel 1950, divenne realtà quattro anni dopo. Per coordinare l’attività dei vari elementi del dispositivo, nel 1958 fu costituita, presso il Comando Generale del Corpo, una Centrale Operativa, che ebbe alle dipendenze anche un Nucleo Navale di Manovra, dotato di unità idonee a svolgere missioni di altura. Il contrabbando era intenso anche al confine italo - svizzero, dove la vigilanza doveva esser svolta spesso in zone impervie di alta montagna, in condizioni di notevole durezza.

Con lo sviluppo della motorizzazione, la lotta si estese anche alle strade, e richiese l’impiego di veloci mezzi da inseguimento, di radiotelefoni e di ostacoli passivi, come la "catena chiodata".

I contrabbandieri rispondevano con i "chiodi a tre punte", ma talvolta la loro fantasia andava oltre, giungendo a realizzare addirittura un "sommergibile a pedali", destinato ad eludere la vigilanza sui laghi di confine.

Il contrabbando al confine terrestre tramontò alla fine degli anni ’60, mentre sul mare il fenomeno continuò a svilupparsi, soprattutto in connessione con il traffico internazionale degli stupefacenti e con la criminalità organizzata.