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La cronaca della cerimonia del 7 giugno 1914

La mattina del 7 giugno 1914 - ricorrendo la festa dello Statuto - ebbe luogo, ai prati di Tor di Quinto, la consegna della Bandiera alla R. Guardia di Finanza. La cerimonia memorabile si svolse secondo le formalità regolamentari. La Maestà del Re consegnò la Bandiera al Comandante generale del Corpo, maggiore generale Zavattari Oreste, pronunziando le seguenti parole, che ogni finanziere porterà sempre scolpite nella memoria e nel cuore:

"Alla R. Guardia di Finanza, che nelle lotte per la indipendenza nazionale e nella recente guerra libica diede tante prove di patriottismo e di valore, consegno questa Bandiera, con la fiducia che saprà, in ogni occasione, gelosamente custodirla e mostrarsi degna dell'altissimo onore che le viene oggi conferito ". 

Quindi il cappellano maggiore di Corte, monsignor Beccaria, celebrò il rito della benedizione religiosa, inneggiando - con le seguenti parole - ai fasti antichi e recenti ed ai futuri destini d'Italia.

- Maestà!

- Eccellenze, Signori, Signore, Prodi Soldati!

- Come una è la Patria, una è la Bandiera che ne incarna l'immagine, ne simboleggia l'idea, ne plasma il concetto, ne compendia la storia, ne auspica le vittorie e le glorie. E se questa o quella, in circostanze diverse, si benedice, non è la Bandiera che si scinde e moltiplica, ma è la consacrazione che si compie del prezioso drappo che deve rappresentarla, e la rinnovata invocazione su di essa della virtù protettrice di Dio, e l'ammonimento sacro e solenne a chi la riceve in consegna. Questa, dunque, sola e sempre nei suoi fatidici colori e nel suo segno augusto e la bandiera d'Italia, e come ieri fu prodigiosa e grande affidata ai nostri baldi e prodi soldati di terra e di mare, sui campi e sulle onde dell'Africa latina, per essa novamente nostra, domani lo sarà altra volta per virtù di voi tutti, pubblicani e veliti dell'ingrandita Patria, che il sangue delle vittorie di laggiù sapete ancora voi e ben vi siete dimostrati maturi e degni di custodirla, or in militare unità raccolti. Sempre vittoriosa la Bandiera d'Italia, perché sempre giuste e radiose le cause per cui essa splende nei cimenti di guerra, per cui rifulge nelle opere sante di civiltà. E solo allora che la causa è giusta, solo allora che n'è santo il movente, ogni impresa è feconda, ogni battaglia è vittoriosa, perché solo allora può dispiegarsi la virtù di Dio, auspice il vessillo benedetto in suo nome.

- Se cosi non fosse, nullo sarebbe il valore ed in contrasto il rito.

- Altre nazioni lo compiono, e non per questo possono tutte trarre solo per loro l'auspicio sicuro del trionfo. La benedizione, per solenne che sia, da sola non conduce la bandiera a vittoria. E' forza anzi per lei, e sopra tutto, la giustizia eterna del diritto, e poscia anche la visione sublime delle necessità ed idealità patrie, la voce sacra della libertà, la tradizione di grandezze e di glorie, il culto e la integrità delle avite memorie, la difesa dell'ascensione santa e tranquilla del popolo operoso e grande nelle officine e nei campi, la fedeltà a Chi dal trono, sorretto dall'amore ricambiato dei sudditi, irradia l'eroismo della virtù e del dovere. E' ancora forza per lei l'imperio della civiltà, l'equilibrio dei popoli, il valore di chi combatte, il genio di chi ordina, la varietà dei congegni, la potenza dei mezzi, il grande amore di Patria, e, come sprone a tutto, la fede. Sì, la fede, questo immortal raggio dell'alma che rivela col sublime dolore le speranze sublimi della vittoria, questo lume, abbagliante che distrae l'occhio dalla piaga e dal sangue e lo converge alla meta radiosa del cielo, questa virtù consolatrice e possente che nella stessa vita umana che fugge riflette quella immortale che giunge, questa fede, dico, e quella che ritempra gli animi e li sovrumana, che rinsalda i muscoli e ne centuplica le forze, che impone i sacrifici e ne fa prodigiosi gli effetti che magnifica gli ostacoli e li converte in trionfi, che abbella i pericoli e plasma gli eroi, che consacra e santifica ogni nobile impresa e fa, lieti e coraggiosi, affrontare la morte come un dovere, come un sublime olocausto, come un premio, col nome santo della Patria in bocca, con l'aspirazione di Dio nel cuore.

" Gloria, dunque, in ogni luogo e sempre alla Bandiera d'Italia auspice il cielo ".

Seguì il momento più solenne della cerimonia, quando la voce maschia del Generale Zavattari - pronunziando, in mezzo al più profondo silenzio, le parole prescritte dal regolamento - invitò ufficiali e truppa della Guardia di Finanza a giurare. Un grido poderoso, entusiastico eruppe dai mille petti dei finanzieri presenti: Giuro! - e fu, in quell'istante, un protendere gagliardo di mani, levate a dar forza al giuramento, un folgorare sublime di baionette inastate sui fucili, e - dalle tribune gremite di popolo - un delirio di applausi. Chiuse la funzione lo schieramento, davanti al Re e alla Bandiera, dei due battaglioni di guardie ed allievi, al comando del colonnello Silvestri Aristodemo: bei battaglioni - ammirati ed applauditi - fieri dell'onore toccato loro, di rappresentare la R. Guardia di Finanza, in quella giornata memoranda, storica. Erano presenti:

a) Al seguito del Re:

S. E. il Ministro della Guerra, Tenente generale Grandi; 
S. E. il Sottosegretario di Stato alla Guerra, Tenente generale Tassoni; 
S. E. il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Tenente generale Pollio; 
S. E. il primo Aiutante di Campo Generale del Re, Tenente generale Brusati; 
S. E. l'Ispettore Generale di Artiglieria, Tenente generale Moni; 
S. E. l'Ispettore Generale del Genio, Tenente generale Bonazzi; 
S. E. il comandante del IX Corpo d'Armata, Tenente generale Frugoni; 
il Comandante della Divisione Militare di Roma, Tenente generale Zoppi; 
gli addetti militari esteri; 
un gruppo numeroso di ufficiali del Corpo di Stato Maggiore.

b) Nella tribuna delle Autorità:

S. E. Rava, Ministro delle Finanze; 
S. E. Rubini, Ministro del Tesoro; 
S. E. Baslini, Sottosegretario di Stato al Tesoro; 
le rappresentanze della Camera e del Senato; 
il Prefetto di Roma, Senatore Anarratone; 
il Commissario Regio per il Comune di Roma, comm. Aphel.

c) Fuori rango:

un gruppo di ufficiali generali e di ufficiali di ogni grado dell'Esercito e dell'Armata; 
uno stuolo di ufficiali della R. Guardia di Finanza, in rappresentanza delle varie legioni con alla testa il colonnello La Ferla, Comandante in seconda del Corpo; 
tutti i colonnelli, comandanti delle legioni e della scuola di Caserta.

Fra questi ultimi, con gentile pensiero, volle collocarsi il Tenente generale Confalonieri, primo Comandante generale del Corpo.

Terminata la bella cerimonia, ebbe luogo la consueta rivista annuale dello Statuto passata dalla Maestà del Re, e, per ultimo lo sfilamento in parata delle truppe, fra le quali, con alla testa la propria Bandiera e fatto segno ad una fragorosa salve di applausi, il reggimento della R. Guardia.

La sera dello stesso giorno 7, in una delle magnifiche sale del Grand Hotel, venne dato il pranzo di Corpo, in onore dei Ministri delle Finanze, della Guerra, della Marina e delle Colonie e delle rappresentanze dell'Esercito e dell'Armata.

Intervennero: 
S. E. il Ministro delle Finanze, on. Rava; 
S. E. il Ministro della Guerra, Tenente generale Grandi; 
per S. E. il Ministro delle Colonie, il Direttore generale comm. Bodrero; 
S. E. il Sottosegretario di Stato per le Finanze, on. Da Como; 
S. E. il Sottosegretario di Stato per la Guerra, Tenente generale Tassoni; 
S. E. il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Tenente generale Pollio; 
S. E. il Capo di Stato Maggiore della Marina, Vice ammiraglio Thaon di Revel; 
S. E.. il Primo Aiutante di Campo Generale di S. M. il Re, Tenente generale Brusati; 
S. E. il Comandante del IX Corpo d'Armata, Tenente generale Frugoni; 
S, E. l'Ispettore Generale d'Artiglieria, Tenente generale Moni; 
S. E. l'Ispettore Capo di Sanità Militare, Tenente generale Ferrero; 
il Tenente generale Panizzardi, addetto all'Ispettorato generale d'Artiglieria; 
il Tenente generale Spaccamela, addetto all'Ispettorato generale del Genio; 
il Comandante della Divisione Militare di Roma, Tenente generale Zoppi; 
il Comandante in 2a del Corpo di Stato Maggiore, Tenente generale Camerana; 
il Tenente generale Morrone, addetto al Comando del Corpo di Stato Maggiore; 
il 1° Comandante generale della R. Guardia di Finanza, Tenente generale Confalonieri; 
il Sotto capo di Stato maggiore della Marina, Contrammiraglio Rubin de Cervin; 
il Maggior generale Guicciardi, Comandante dell'artiglieria da campagna; 
il Maggior generale Bodria, Comandante dell'artiglieria da fortezza; 
il Maggior generale Orefice, Comandante del Genio; 
il Maggior generale De Raymondi; 
il Maggior generale Alfieri; 
il Maggior generale Baroccelli; 
il Maggior generale medico Gozzano; 
il Maggior generale Gigli Cervi; 
il Maggior generale Cauvin; il Maggior generale Finiguerra; 
una rappresentanza di ufficiali di Stato Maggiore, della R. Marina e delle varie Armi e Corpi del R. Esercito; 
i Comandanti di legione e della scuola allievi ufficiali della R. Guardia di Finanza ed una larga rappresentanza degli ufficiali del Corpo, compresi quelli in congedo.

Alla fine del banchetto, il generale Zavattari, a nome della R. Guardia di Finanza - dopo di avere ringraziato le Autorità, intervenute a render più solenne la giornata storica del Corpo - mandò un pensiero riverente alla Maestà del Re, che si degnò conferire all'Arma dei Finanzieri, con la concessione della Bandiera, l'onore più alto a cui possa aspirare una truppa. Un pensiero di gratitudine inviò, altresì, ai suoi predecessori Generali Confalonieri e Masi, che, con felice iniziativa, promossero - specialmente il secondo - le ricerche storiche, dalle quali emerse l'eroica partecipazione dei finanzieri ai moti insurrezionali ed alle campagne d'indipendenza; alle LL. EE. Facta e Spingardi, già Ministri delle Finanze e della Guerra, che, apprezzando le fulgide tradizioni del Corpo, le segnalarono al Sovrano per promuovere la concessione del premio che solo si concede a chi del Sovrano e della Patria ha ben meritato, spargendo il suo sangue sui campi dell'onore; ed infine alle LL. EE. Rava e Grandi, attuali Ministri delle Finanze e della Guerra, che l'opera dei loro predecessori compirono, coronandola con l'evento ultimo e memorabile: la consegna della Bandiera, per le mani Auguste del Re, nel giorno dedicato alla festa della Patria! Un saluto mandò, infine, all'Esercito ed all'Armata, che, circondando di calda simpatia la R. Guardia di Finanza, ne facilitano ognora l'ascesa, verso i destini che le virtù dei maggiori le han preparato e che la nuova Bandiera riassume e consacra! Al generale Zavattari rispose S. E. il Ministro della Guerra con le seguenti parole:

- Porgo vivissime grazie al Comandante generale delle nobili espressioni rivolte all'Esercito. Ed io, a nome dell'Esercito, con la più schietta cordialità, ricambio il fraterno saluto.

- Le belle tradizioni militari e patriottiche, gli eminenti servigi resi al Paese, con diuturna attività in pace e con mirabile ardimento in guerra, sono stati oggi, giorno commemorativo delle nostre libertà statutarie, degnamente coronati, per il volere del Nostro Augusto Sovrano, con la consegna del sacro simbolo dell'unita della Patria.

- Se un giorno la voce del dovere o quella della Patria ci chiamasse insieme al cimento, noi ci troveremo l'uno a fianco dell'altro ed allora, ufficiali e guardie del bellissimo Corpo, per virtù vostra, per il vostro valore, il novello vessillo sarà fregiato di ben meritati allori. - E' questo l'augurio che dal profondo del cuore io formulo per un fulgido avvenire, per la gloria della R. Guardia di Finanza -,

Sorse, infine, a parlare S. E. il Ministro delle Finanze, on. Rava, che, con parola alata, in sintesi mirabile, rievocò i fasti di guerra dei finanzieri, ricordando come essi si segnalarono, per ardimento e valore, partecipando collettivamente ai moti insurrezionali ed alle campagne degli anni 1848-49-59-60-66, e recentemente, alla campagna di Libia 1911-1912. Accennando alle belle pubblicazioni del Corpo di Stato Maggiore, espresse il voto e l'augurio che l'Ufficio storico militare voglia dedicare un suo studio all'opera della Guardia di Finanza durante le guerre d'indipendenza: opera preclara per ricchezza di gesta eroiche e di magnifici episodi, come comprovano i copiosi documenti, raccolti con intelletto d'amore dal maggiore del Corpo, Laria Sante. Notò come - per la stessa natura della loro istituzione e per i fini cui tendono - Esercito e Finanza siano chiamati, nello stato moderno, a cooperare sempre l'uno accanto all'altro, mirando entrambi alla difesa ad alla grandezza del Paese, che dalla finanza riceve appunto i mezzi per armarsi, per diffondere la cultura, per dare impulso e sviluppo alla rifiorente potenza economica della Nazione. Chiuse l'ispirato discorso inviando un pensiero al giovane Principe Ereditario - a cui, in quel giorno, sarebbe giunta a Caprera, presso la tomba di Garibaldi, l'eco della festa della Patria - ed invitando a brindare al Re saggio, che, con elevato concetto, volle che la Bandiera fosse consegnata al Corpo nel giorno sacro all'unità della Nazione.

La mattina successiva, gli ufficiali ed una rappresentanza di militari di truppa convennero al Pantheon, per deporre due targhe votive sulle tombe dei Re Vittorio Emanuele II ed Umberto I. Furono ricevuti dal vice-presidente della Società dei Reduci e Veterani, Generale comm. Spekel, che pronunziò parole lusinghiere per la R. Guardia, la cui opera fattiva ed altamente benemerita aveva personalmente, e per molti anni, sperimentato in qualità di ufficiale degli alpini. Manifestò, quindi, il suo compiacimento per la concessione della Bandiera, esprimendo l'augurio che, all'ombra di Essa, la R. Guardia saprà procedere animosamente, coprendosi di sempre nuove e più gloriose benemerenze. Il generale Zavattari ringraziò per la lode, tanto più gradita alla R. Guardia di Finanza in quanto proveniva da chi per la Patria aveva combattuto e sofferto; e si disse lieto di potere affermare che, a quell'atto di deferente omaggio, sulle tombe del Padre della Patria e del Re Buono, erano presenti col cuore tutti i finanzieri d'Italia, da quelli vigilanti sulle cime eccelse delle Alpi a quelli dislocati lungo le spiagge della Penisola e sui lontani lidi della Libia e dell'Egeo. Vennero, quindi, scoperte le due targhe, opera geniale dello scultore Vito Pardo, che raffigurano, arditamente plasmata nel bronzo, la gagliarda immagine del finanziere, sollevante in alto, spiegata al vento, la Bandiera. Dopo la cerimonia al Pantheon, gli ufficiali residenti in Roma offrirono, in una sala della Caserma Cadorna - sede del Comando della legione allievi, presso cui è custodita la Bandiera - un vermouth di onore ai colleghi, convenuti nella Capitale in rappresentanza delle varie legioni. Il Comandante generale portò agli ufficiali l'espressione del vivo compiacimento, manifestatogli da S. M. il Re, per la condotta della R. Guardia di Finanza, pregando di darne comunicazione ai dipendenti ed esprimendo piena fiducia, che la lode del Sovrano servirà a tutti di sprone a sempre più egregiamente operare, in guisa da dimostrarsi ben meritevoli dell'Augusta considerazione. Il colonnello Silvestri, Comandante della legione allievi, porse le più vive grazie al Comandante generale, sotto la cui guida sapiente il Corpo procede sicuro verso i suoi destini, soggiungendo che l'elogio della Maestà Augusta del Re, insieme col santo emblema della Patria, formano il premio maggiore, la ricompensa più alta, a cui la R. Guardia potesse mai aspirare; e per il Re, per la Patria, per la Bandiera, rinnovando il giuramento solennemente prestato in cospetto dell'Esercito e del popolo, la R. Guardia di Finanza darà, occorrendo, in olocausto, la vita.

La mattina del 9 giugno, S. E. l'on. Rava, Ministro delle Finanze, ricevette poi in udienza di congedo, presentati dal generale Zavattari, i comandanti delle legioni e della Scuola allievi ufficiali, e il maggiore Laria Sante. L'eloquente Ministro ebbe parole molto lusinghiere per il Corpo: nuova e forte milizia, avente il duplice alto mandato della difesa dell'erario, in pace, e dei confini della patria in guerra. Dell'opera di pace, aggiunse, aveva diuturne prove; della bravura militare e patriottica, gli facevano fede, oltre che le tradizioni gloriose, i documenti storici raccolti. Concluse, pregando gli ufficiali di rendersi interpreti dei suoi sentimenti affettuosi verso il Corpo, al quale augurava il più radioso avvenire.

A memoria dello storico avvenimento, fu coniata una medaglia-ricordo.