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Maresciallo Capo Paolo Boetti

Ricerche storiche e biografia realizzate dal Maggiore Gerardo Severino

Boetti Paolo Mar CapoIl maresciallo capo (poi maresciallo maggiore) Paolo Boetti nacque a Finale Emilia (Modena) il 25 gennaio 1901, figlio di Giuseppe e di Ermenegilda Vincenzi. Dopo aver conseguito il diploma di 5a Elementare, esercitò per alcuni anni la professione di barbiere, in attesa della chiamata alle armi per l’assolvimento del servizio militare. Vedovo della prima moglie, la signora Maria Battaglioli, deceduta prematuramente il 29 giugno 1931, il Boetti si unì in matrimonio con Teresa Giovagnoli il 3 gennaio 1937 e da ella ebbe due figlie, Maria Grazia e Anna Maria. Il maresciallo maggiore Paolo Boetti è deceduto a Ravenna il 22 dicembre 1965, per cause naturali.

Il 12 novembre 1920, non ancora ventenne, il Boetti si arruolò nella Regia Guardia di Finanza, ammesso a frequentare il corso allievi finanzieri presso il Battaglione Allievi di Verona, ove rimase in forza anche dopo aver terminato il ciclo addestrativo. Il 1° settembre 1922 il Boetti fu trasferito alla Legione territoriale di Firenze e successivamente assegnato a vari reparti in Emilia Romagna, finché, il 1° ottobre 1925, fu ammesso a frequentare il corso di allievo sottufficiale presso la Scuola di Caserta. Promosso al grado di sottobrigadiere in data 29 giugno 1926, fu destinato alla Legione territoriale di Genova, per passare poi alla Brigata di Sarmato (Piacenza) ed alla Legione di Venezia. Promosso brigadiere il 18 agosto 1929, il Boetti continuò i numerosi cambi di sede nel Nord Est, finché, il 15 dicembre 1939, ottenne la promozione al grado di maresciallo ordinario. Il 1° marzo 1940 il Boetti fu nuovamente trasferito, destinato alla Legione territoriale di Milano ed assegnato alla Brigata di frontiera di Torriggia, dipendente dalla Compagnia di Cernobbio, operante lungo il confine con la Svizzera. Fu promosso maresciallo capo il 15 dicembre 1941.

Fra le Brigate di frontiera dipendenti dalla Compagnia di Cernobbio (Como) che, dopo l’8 settembre 1943, maggiormente contribuirono alla delicatissima opera di salvataggio di ebrei e perseguitati dai nazifascisti – sulla base delle direttive verbali impartite dal comandante della Legione di Milano, colonnello Alfredo Malgeri – meritano particolare menzione sia quella di Torriggia, che abbiamo visto comandata dal maresciallo capo Paolo Boetti, sia quella di Nesso, retta dal brigadiere Gregorio Conte, le quali, già nei primi momenti che seguirono la proclamazione dell’armistizio favorirono il passaggio in Svizzera, attraverso i sentieri di montagna (compresi nella zona fra Carate Urio e Moltrasio), di ex prigionieri di guerra (per lo più inglesi e boeri) fuggiti dai campi di concentramento, nonché di numerosi gruppi di ebrei e persino di diversi soldati del Regio Esercito. I finanzieri si misero spesso alla guida dei gruppi di fuggiaschi, i quali, nel numero di dieci/quindici per volta, oltrepassavano la frontiera dopo lunghe ed estenuanti marce forzate. Nelle settimane che seguirono l’armistizio il maresciallo Boetti decise di aderire al movimento resistenziale entrando a far parte della Brigata del Corpo Volontari della Libertà “Fiamme Verdi” dell’Alta Brianza, in quel contesto comandata dal partigiano Luigi Sartirana, di Pusiano (1) Fu lo stesso Sartirana che, nel settembre 1945, rilasciò al Boetti un’apposita dichiarazione, così come richiesto dalla Commissione d’epurazione (2) Nel documento viene indicato che: «[…] il signor BOETTI Paolo, maresciallo capo delle Guardie di Finanza, ha validamente collaborato (sino all’epoca del suo arresto avvenuto il maggio 1944) all’opera da me svolta per il passaggio clandestino di prigionieri delle Armate Alleate e di profughi Ebrei, nella zona di frontiera tra Carate Lario e Moltrasio, e più precisamente nel settore di giurisdizione della Caserma dei Murelli, che dipendeva da lui. Inoltre si prestò personalmente per l’inoltro di messaggi e comunicazioni in territorio svizzero» (3) Ben presto, però, l’opera umanitaria esercitata dalle Fiamme Gialle di Torriggia attirò l’attenzione delle autorità fasciste. In tale ottica, il Comandante della Legione di Milano, colonnello Malgeri, per non compromettere l’intera organizzazione clandestina delle Fiamme Gialle di cui lui stesso era a capo, a far data dal 1° dicembre 1943 dispose il trasferimento d’autorità del maresciallo Boetti presso la Brigata di Chiasso Internazionale 2a. Nonostante i gravi rischi personali sin lì corsi, tenendo anche presente che era padre di due bambine in tenera età, il sottufficiale delle Fiamme Gialle decise di proseguire nella sua attività patriottica. Fu così che il Boetti, oltre a trasportare lettere e messaggi riservati da o per la Svizzera, per le organizzazioni partigiane e lo stesso C.L.N.A.I. (Comitato di Liberazione Alta Italia), favorì soprattutto l’espatrio in Svizzera dei profughi ebrei e dei perseguitati, in fuga dai rastrellamenti tedeschi operati nella vicina Milano. Posto sotto sorveglianza tedesca nella primavera 1944, il 10 maggio di quell’anno (4) fu fermato al valico con indosso la somma di £. 325.000, che il Boetti – come dichiarò nel luglio 1945 – avrebbe dovuto consegnare a Chiasso all’ebreo Vittorio Levi, rifugiatosi in Svizzera dopo l’8 settembre 1943.

Il 26 maggio, dopo un mese trascorso a Cernobbio, nella caserma delle SS, ed a Como, nel carcere di S. Donnino, nel tentativo di estorcergli notizie utili, il maresciallo Boetti, assieme al finanziere Tolis ed alla signora Giuseppina Panzica Luca (arrestata assieme al Tolis per complicità negli espatri clandestini degli ebrei), fu associato al Carcere di San Vittore, a Milano (5) Sottoposti al giudizio del tribunale tedesco, nonostante il tentativo del colonnello Malgeri di intervenire presso il parigrado Rauff delle SS, sia il Boetti che il Tolis transitarono per Fossoli (6) per essere deportati a Mauthausen, dove il Boetti giunse il 21 giugno 1944 (7) Sottoposto ai lavori forzati, il maresciallo Boetti rimase nel lager tedesco sino alla liberazione del campo, avvenuta il 4 maggio 1945 da parte degli Alleati. Rientrato in Patria il 26 giugno di quell’anno, dopo qualche giorno trascorso in famiglia ritornò tra le Fiamme Gialle l’11 luglio successivo, riassegnato al comando della Brigata di frontiera di Torriggia. Il 1° gennaio 1947 il sottufficiale, nel frattempo promosso al grado apicale di maresciallo maggiore, fu trasferito al comando della Brigata volante di Ravenna, ove rimase sino al congedo dal Corpo, intervenuto il 24 gennaio 1956 per raggiunti limiti d’età.

 

Il maresciallo capo (poi maresciallo maggiore) Paolo Boetti, con D.P.R. in data 15 giugno 2016, è stato insignito postumo della medaglia d’oro al merito civile, con la seguente motivazione:

 

«Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale contribuì alla Lotta di liberazione con l’attività di guida e staffetta in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli a espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dall’autorità tedesche fu infine trasferito e assegnato ai lavori forzati in un campo di concentramento austriaco dove, tra stenti e patimenti, rimase fino alla Liberazione. Mirabile esempio di umana solidarietà e di altissima dignità morale».

1943/1945 Territorio Nazionale ed Estero

(1) Alfonso BARTOLINI, Alfredo TERRONE, I Militari nella Guerra Partigiana in Italia 1943-1945, Stato Maggiore Esercito – Ufficio Storico, Roma, 1998, pp. 244-252.

(2) Incaricata di verificare il grado di compromissione dei funzionari statali con il passato regime per valutare l’eventuale rimozione.

(3) In A.M.S.G.F. – Miscellanea – Fondo Resistenza e Guerra di Liberazione – Fascicolo Brig. m. Aldo Benedettelli.

(4) Solo poche settimane dopo l’arresto di Giovanni Gavino Tolis, del quale parleremo più avanti.

(5) Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, Schede del Carcere di San Vittore, busta 1, fascicolo 1, Paolo Boetti.

(6) Campo di Concentramento nelle vicinanze di Carpi, in provincia di Modena. Questo era da poco passato sotto il controllo delle SS, diventando un Campo di polizia e di transito per ebrei e oppositori politici destinati tutti alla deportazione in Germania.

(7) È doveroso ricordare, infine, che anche il finanziere Tolis fu destinato al campo di sterminio di Mauthausen-Gusen, ove morì il 28 dicembre 1944, mentre la signora Panzica Luca, lasciata Milano il 20 settembre successivo alla volta del Lager di Bolzano, raggiunse in seguito il famigerato campo di sterminio di Ravensbrück, al quale per fortuna sopravvisse, rientrando in Italia nell’ottobre 1945.