Tu sei qui: Home Giorno della Memoria Le decorazioni concesse Maggiore Raffaello Tani e Signora Jolanda Salvi

Maggiore Raffaello Tani e Signora Jolanda Salvi

Ricerche storiche e biografia realizzate dal Maggiore Gerardo Severino

Raffaello Tani 000001In una sua dichiarazione, si legge: «Profondamente colpito dalla persecuzione contro gli ebrei, cercai di aiutarli, facendone fuggire alcuni che erano stati concentrati dalle SS nelle vicinanze della caserma. Ne nascosi persino uno in casa».

Il Magg. Raffaello Tani era nato a San Giovanni Valdarno (AR) il 17 ottobre 1901, figlio di Giovanni e Francolina Francolini, e si arruolò nella Regia Guardia di Finanza il 25 novembre 1922, venendo inizialmente destinato al comando di un plotone della Legione Allievi.

Dopo aver prestato servizio in Alto-Adige ed in Campania, nel 1943 venne mobilitato in Jugoslavia con il IX battaglione. Quando venne firmato l'armistizio si trovava al confine nord-orientale e, una volta rimpatriato, ricevette il trasferimento a Roma, in qualità di comandante del II battaglione della Legione Allievi della Guardia di Finanza.

Aveva aderito al Comitato di Liberazione Nazionale, operando tramite il Reparto Fronte Clandestino di Resistenza, potendo così mantenere il proprio posto di servizio.

Quest'ultimo fatto consentì all'ufficiale, durante l'occupazione tedesca di Roma, di potersi adoperare per il salvataggio di alcuni cittadini di religione ebraica, come risulta dalle dichiarazioni rilasciate nell'estate del 1945 dai due cognati Renzo Ajò, abitante in via S. Quintino n. 5 e Federico Sestieri, dimorante in via Capo d'Istria n. 2.

Oltre a questi, il Magg. Tani cita anche i signori Massoni ed Armando Coen, con i quali, come ricorda il generale Crimi, prestò assistenza a molti altri israeliti.

L'Ajò, proprio grazie al Tani che lo tenne nascosto, riuscì a sfuggire alla cattura delle SS la mattina del 16 ottobre '43, giorno del rastrellamento degli ebrei romani, venendo ospitato dallo stesso Tani nella propria abitazione.

Successivamente, il nostro ufficiale gli procurò dei documenti falsi e lo aiutò a fuggire in Umbria, dove già si trovava il resto della famiglia, celata sotto falso nome.

JolandaSalviCome testimoniò lo stesso Renzo Ajò nella sua dichiarazione: 
«egli penetrò nella mia abitazione posta sotto controllo dell'Ambasciata Germanica e recuperò tutti i miei averi, biancheria, vestiario, argenteria che conservò e mi ha successivamente restituito senza compenso alcuno. Durante la mia permanenza in Umbria, egli mi tenne informato dell'andamento dei miei interessi, essendo stata la mia abitazione assegnata a sfollati di origine tedesca; mi ha aiutato a rientrare in possesso all'atto della liberazione di Roma».

Il figlio di Renzo Ajò, Giorgio, con la sua dichiarazione del 1° dicembre 2005 aggiunge che, quando suo padre venne nascosto, in casa dell'ufficiale di Finanza erano presenti sia la moglie di questi, Jolanda, che i due figli.

Il rischio corso fu, pertanto, elevatissimo, ma il rapporto che legava le due famiglie era di vera amicizia ed i coniugi Tani, dopo aver valutato con serenità e fermezza le conseguenze che avrebbero potuto subire insieme ai loro figli, non ebbero dubbi sul comportamento da tenere.

Anche i cognati dell'Ajò ricevettero concreto aiuto dal Magg. Tani, poichè Federico e Giuseppina Sestieri vennero forniti di documenti falsi e assistiti nel trovare un rifugio sicuro, in attesa della liberazione della città. Raffaello Tani è deceduto a Roma il 19 dicembre 1973.

Il conferimento della Medaglia di "Giusto" è stata decisa dalla Commissione di Gerusalemme proprio sulla base di tali fatti, ed è opportuno precisare che per gli stessi motivi è stata insignita della "Medaglia dei Giusti" anche la signora Jolanda Salvi, moglie del Tani, originaria di Roma e oggi non più tra noi.