Tu sei qui: Home Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo Finanziere Salvatore Cabitta

Finanziere Salvatore Cabitta

Ricerche storiche e biografia realizzate dal Maggiore Gerardo Severino

Salvatore Cabitta nacque a Porto Torres (Sassari) il 10 giugno 1941, figlio di Gavino e di Antonia Francesca Zallu. Si arruolò nel Corpo della Guardia di Finanza il 1° marzo 1962, destinato a frequentare il corso allievi presso la Scuola Nautica di Gaeta. Terminato il periodo di formazione, il Cabitta prestò servizio in diversi reparti dell'Italia centrale, finché, il 16 maggio 1964, fu trasferito alla Brigata di frontiera di Casamazzagno, appartenente al Comando Gruppo di Belluno. Il 26 agosto 1965, il finanziere Cabitta fu trasferito alla Compagnia di Bolzano, nella circostanza impegnata nella tutela dell'ordine pubblico, seriamente minacciato dagli attentati terroristici compiuti contro l'Italia in quel contesto storico

Nei mesi successivi, il finanziere Cabitta sarebbe stato incaricato di delicati servizi a tutela della sicurezza pubblica, partecipando alle operazioni di pattugliamento della linea di confine, oltre che alla bonifica ed alla messa in sicurezza dei cosiddetti obiettivi sensibili (stazioni ferroviarie, tralicci dell'alta tensione, dighe, centrali elettriche, edifici pubblici).
Il 9 maggio del 1966 fu trasferito alla Compagnia di San Candido, assegnato alla Brigata di San Martino in Casies, una località a 1.276 metri d'altitudine, con il compito di sorvegliare e garantire il funzionamento del traffico frontaliero con la vicina Austria.

L'agguato di San Martino in Casies

Il 24 luglio del 1966, verso le ore 23,45, tre finanzieri della Brigata di San Martino in Casies stavano per rientrare in caserma dopo aver trascorso la libera uscita in una vicina locanda. Con la medesima tecnica usata per l'assassinio di due carabinieri, avvenuto a Sesto Pusteria il 26 agosto dell'anno prima, entrarono in azione i terroristi. Appostati dietro uno steccato, i terroristi fecero fuoco contro i militari, esplodendo, da due punti diversi, una cinquantina di colpi d'arma da fuoco automatica.

Cadde sul posto il finanziere Salvatore Cabitta, colpito al capo ed al torace, mentre rimasero feriti gli altri due commilitoni, i finanzieri Giuseppe D'Ignoti, che tentò di soccorrere disperatamente l'amico Cabitta, e Cosimo Guzzo, il quale, benché ferito ad una gamba, si salvò miracolosamente lanciandosi in un vicino fossato. Trasportato immediatamente all'ospedale di San Candido, il D'Ignoti vi perì il 1° agosto a causa di sopravvenute complicazioni. L'attentato risultò essere opera dell'organizzazione separatista sudtirolese Befreiungsausschuss Südtirol (BAS), in italiano, Comitato di liberazione del Sud Tirolo. Scopo del movimento era, infatti, la secessione dell'Alto Adige dall'Italia e la riunificazione al Tirolo e all'Austria. Salvatore Cabitta fu riconosciuto "Vittima del terrorismo" con D.P.R. in data 29 marzo 2010 e, con decreto rilasciato dal Capo della Polizia, gli è stato concesso lo status di "Vittima del Dovere".

La sua perdita valse alla Guardia di Finanza il conferimento del "Vittoriano d'Oro", un alto riconoscimento concesso il 4 novembre del 1966 da parte del "Gruppo Medaglie d'Oro" di Roma, in ricordo dei caduti subiti dal Corpo, in quello stesso anno, nella durissima lotta al terrorismo.

La sua salma riposa nel cimitero del paese natale.

Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, con proprio decreto in data 5 marzo 2013, ha conferito la Medaglia d'Oro al Merito Civile "alla memoria" del finanziere Salvatore Cabitta, con la seguente motivazione:

«Impegnato nel controllo del territorio al fine di contrastare l'evasione fiscale, non si sottraeva all'attività di repressione degli atti di terrorismo compiuti contro l'Italia negli anni 1950/1970. In una di queste circostanze veniva barbaramente trucidato in una vile e proditoria azione terroristica, sacrificando la vita ai più nobili ideali di legalità ed amor patrio.

Esempio di elette virtù civiche e di altissimo senso del dovere, di cui è bene che non si spenga la memoria e venga tramandato ai posteri il ricordo. 1950/1970 Bolzano».

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