Tu sei qui: Home Giorno del Ricordo Le vittime di Buttrio

Le vittime di Buttrio

Cartolina  di ButtrioRicerche storiche realizzate dal Maggiore Gerardo Severino.

Durante il periodo dell'occupazione nazista conseguente all'armistizio dell'8 settembre 1943, i militari del Distaccamento della Guardia di Finanza di Buttrio rimasero in servizio per riaffermare i principi di legalità, sicurezza economico-sociale e per salvaguardare i valori etico-morali di unaprovincia facente parte dell'Adriatisches Küstenland e quindi sottoposta direttamente all'autorità germanica. I militari, perciò, svolsero la loro difficile opera in un ambiente ostile in cui si confrontavano le truppe tedesche ed i partigiani titini.

I fatti si svolsero fra Udine e la sua provincia ed ebbero per protagonisti nove finanzieri appartenenti alla Compagnia Autonoma di Udine i quali, il 24 aprile 1945, per ordine dell'allora comandante del reparto, Ten. Manlio Borrelli, prestavano servizio di guardia presso un magazzino di viveri e foraggi gestito dal Consorzio Agrario.

Il piccolo Distaccamento, ubicato in via Buttrio (alla periferia della stessa città), era composto dagli appuntati Vincenzo Flore, nativo di Busachi (CA) e Michele Buono, da Maddaloni (CE), dai finanzieri Alberto Cantù e Giuseppe D'Arrigo, da Genova, Michelangelo Bonfante, originario di Sanremo (IM), Nazzareno Ciardiello, originario di Benevento, Pierino Corinti, di Castiglione in Teverina (VT) e Michele Mancini, nativo di Peschici (FG). Lo comandava l'appuntato Efisio Corrias, un militare nativo di Decimomannu (CA).

Nello stesso magazzino prestava servizio, con mansioni amministrative, anche un sottufficiale tedesco, il quale, avendo compreso la tragedia del momento e nella speranza di avere salva la vita, decise di far causa comune con i partigiani operanti nella zona. Messosi in contatto con loro, il tedesco li convinse ad assalire il Distaccamento con la certezza che i finanzieri non si sarebbero opposti, né avrebbero fatto uso delle armi.

Concluso l'accordo, la sera del 25 aprile si presentò presso la sede del Distaccamento un partigiano titino, per trattare la resa e la consegna delle armi. I finanzieri, aderendo alla richiesta, convennero con il medesimo che avrebbero fatto causa comune con i partigiani senza opporre alcuna resistenza. Fu così che, nella notte fra il 25 ed il 26 aprile 1945, una compagnia di partigiani si presentò all'appuntato Corrias intimandogli la resa incondizionata.

In breve tempo e senza che nulla accadesse, tutti i militari, abbandonando il posto di servizio, seguirono i partigiani titini convinti di prendere parte alla lotta contro l'invasore.

Raggiunta dapprima Cividale, il gruppo, attraversò le montagne e si portò successivamente a Canebola, una frazione del comune di Faedis, in un territorio prossimo al Goriziano. 
Fu proprio in questa località, ove il Comando Superiore partigiano non nascose loro la decisione di fucilarli, che i finanzieri capirono di essere caduti in una vera e propria imboscata tesa loro da elementi infidi ed avversi agli italiani.

Divisi in tre gruppi di tre uomini ciascuno i finanzieri furono condotti, sotto buona scorta, rispettivamente a Brusnapece, a due ore di ripidissimo sentiero da Canebola; a Lasiz, in fondo ad una valle scoscesa e a distanza di tre ore di marcia da Canebola, in direzione opposta alla prima ed infine a Iasbane, che si trova in fondo ad un burrone dominato da rocce impervie e comunque a tre ore di marcia da Canebola.

In dette località, molto isolate e difficilmente raggiungibili anche dalle formazioni tedesche, i militari del Corpo furono barbaramente fucilati ed ivi sotterrati, nella notte a cavallo fra il 26 ed il 27 aprile. Grazie alle indagini svolte dal Comando della Legione di Udine, all'indomani della Liberazione, fu possibile individuare le citate località di sepoltura, nelle quali si procedette all'esumazione delle salme.

Il 19 luglio 1945, una spedizione composta da alcuni membri delle famiglie dei finanzieri caduti, da due ufficiali del Corpo (il capitano Antonio Rosito ed il tenente Giuseppe Palazzolo), da un ufficiale medico e dal Cappellano militare della Legione, don Antonio Bertosi, si mosse da Udine a bordo di tre autocarri messi a disposizione dal Comando del Presidio Militare.

Giunti gli automezzi sino alla frazione di Canale di Grivò, dove allora terminava la strada carrozzabile, le nove bare furono portate, a mezzo dei valligiani, nella frazione di Canebola, a due ore di mulattiera, e da qui nei luoghi delle esumazioni. Si provvide, quindi, alla pietosa operazione di recupero, peraltro laboriosissima, poiché iniziata alle sette del mattino e portata a compimento soltanto alle ore 24 dello stesso giorno 19.

Nella fossa di Brusnapece furono trovate le salme dei finanzieri Cantù, D'Arrigo e Bonfante; i corpi esumati a Lasiz furono identificati in quelli degli appuntati Corrias e Flore e del finanziere Buono; quelle esumate, infine, dalla fossa di Iasbane furono identificate dagli intervenuti nelle salme dei finanzieri Ciardiello, Corinti e Mancini.

Composti nelle bare di zinco, i resti delle povere Fiamme Gialle furono quindi trasportati a Udine, ove il giorno 20 luglio, presso il Tempio Ossario, ebbero luogo le solenni onoranze funebri, celebrate dallo stesso don Bertosi ed alle quali presero parte le più alte Autorità civili e militari del Friuli. Veniva così data degna sepoltura a nove finanzieri barbaramente trucidati mentre si accingevano, come molti altri militari della stessa Legione, a prendere parte al movimento insurrezionale che doveva liberare il suolo patrio dal tedesco invasore.

Il 25 aprile 2005, in Udine, si è tenuta la cerimonia per commemorare il 60° anniversario dell’eccidio delle nove Fiamme Gialle, alla cui memoria è stata scoperta una lapide, sull’attuale piazzetta tra via Buttrio e via Pradamano, nei pressi della quale insisteva il Distaccamento ove i Finanzieri prestavano servizio

Alla memoria di ciascuno dei 9 finanzieri è stata concessa, con D.P.R. in data 26 settembre 2012, la Medaglia di Bronzo al Merito Civile con la seguente motivazione:
«In servizio presso il Distaccamento della Regia Guardia di Finanza di Buttrio, dopo l'8 settembre 1943 continuava la sua attività di vigilanza presso un magazzino di viveri e foraggi sito in Udine, opponendosi ai tentativi di razzie messi in atto sia dai tedeschi che dagli sloveni. Unitosi fiduciosamente ad una formazione partigiana slovena, con l'inganno venne condotto, insieme ad altri commilitoni, in zone impervie, ove fu trucidato. Chiaro esempio di amor patrio e di senso dell'onore, spinti fino all'estremo sacrificio. 25-26 aprile 1945 - Canebola di Faedis».