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Don Giuseppe Gabana

Don Giuseppe GabanaRicerche storiche biografia realizzate dal Maggiore Gerardo Severino.

Don Giuseppe GABANA nacque a Carzago della Riviera (Brescia) il 26 aprile 1904, figlio di Giovanni e di Maddalena Bigotti, genitori di altri sette figli.

Giuseppe fu ammesso al Seminario Diocesano di Brescia in giovane età ed ordinato sacerdote il 2 giugno 1928, destinato dapprima a Pezzaze ed in seguito alla Parrocchia di Gazzane, una frazione di Roè Volciano, ove peraltro si era trasferita anche la sua famiglia.

Don GABANA svolse il suo apostolato parrocchiale fino al novembre del 1935, allorquando, volontariamente, decise di seguire i soldati inviati a combattere in Etiopia. Assunto in temporaneo servizio come "Cappellano Militare di mobilitazione con assimilazione al grado di Tenente" in data 25 novembre 1935, Don Giuseppe raggiunse Mogadiscio il 3 gennaio 1936.

Assegnato ad un ospedale da campo, chiese in seguito di essere inviato insieme ai reparti combattenti in prima linea dove, mentre prestava aiuto ai militari colpiti, venne a sua volta ferito ricevendo anche per questo la Medaglia di Bronzo al V.M. e, successivamente, la Croce di Guerra.

Terminato il conflitto e rientrato in Patria, il 24 aprile '37, l'Ufficiale fu destinato al Presidio Militare dì Villa del Nevoso, una località In provincia di Fiume, ove rimase sino allo scoppio della 2a guerra mondiale, assistendo i soldati e le guardie di frontiera dislocate in località disagiate del confine. Il 24 maggio 1941, Don Giuseppe cessò di prestare servizio presso il Regio Esercito e fu trasferito nei ranghi della Regia Guardia di Finanza, nominato Cappellano Militare presso la 6a Legione "Giulia" di Trieste.

Il sacerdote raggiunse la città in un momento delicato, che vedeva i reparti della Legione impegnati nel mantenimento dell'ordine pubblico, sconvolto da azioni terroristiche provocate dagli sloveni.

Il Cappellano rimase legittimamente in servizio anche dopo l'8 settembre 1943, proseguendo cosi l'opera di sacerdozio fra le centinaia di Fiamme Gialle rimaste al proprio posto, oltre a svolgere opera umanitaria inizialmente in favore dei profughi istriani e, successivamente, a tutela degli ebrei triestini, perseguitati dopo l'arrivo dei tedeschi in città.

A Trieste, ove l'8 settembre '43 ebbe risvolti più drammatici rispetto ad altre aree del Paese, la situazione degli ebrei era diventata insostenibile. In città, la presenza degli ebrei era consistente percentualmente (4.000/5.000 ebrei su di una popolazione di circa 250.000 abitanti) e per le posizioni di rilievo ricoperte nei variegati ambienti locali, nonostante le leggi razziali in vigore.

Dopo l'occupazione tedesca, i territori della Venezia Giulia furono incorporati nella "Adriatisches Küstenland", una vera e propria provincia del Reich, mentre nella stessa Trieste fu allestito un Lager all'interno dell'ex Risiera di San Sabba, munito di un forno crematorio, ove, si stima, furono detenute circa 5.000 persone, oltre alle migliaia di vittime di passaggio che dalla Risiera presero la strada verso altri campi di sterminio del Nord-Europa.

I rastrellamenti degli ebrei, sia nella Venezia Giulia che nelle vicinissime province slave ed istriane, assunsero caratteristiche di particolare gravità, che i finanzieri della Legione di Trieste cercarono in qualche modo di mitigare.

Tra i tanti ricordiamo il Cap. Luigi Pagliaro, allora Aiutante Maggiore presso il Comando della V Zona di Trieste. L'Ufficiale, dal settembre '43 al 31 marzo 1944 (data del suo trasferimento a Brescia), si adoperò per dare manforte - tramite una persona di fiducia - alla famiglia ebrea del Dott. Guido Goldsmith.

Il Pagliaro precisò successivamente, con dichiarazione sottoscritta in data 9 settembre 1945, che la persona di fiducia altri non era che il citato Cappellano della stessa 6a Legione Guardia di Finanza di Trieste, Ten. Don Giuseppe GABANA. Non solo, ma dal suo ufficio legionale, Don Giuseppe si recava giornalmente presso l'Oratorio dei Salesiani ove celebrava la Santa Messa, in un crescente clima di odio, sia etnico che nei riguardi del clero cattolico, fomentato dagli irredentisti slavi, per il timore che l'insegnamento religioso e l'apostolato avrebbero potuto rappresentare un'alternativa ai principi della dottrina marxista.

In tale quadro si inserì la tragica fine del sacerdote: il 2 marzo 1944, verso le ore 19,35 tre uomini in divisa militare imprecisata e con volto travisato bussarono alla porta dell'abitazione di Don GABANA, qualificandosi come amici. Appena la vittima designata uscì, i tre assassini gli vibrarono un colpo alla testa con il calcio di una pistola e poi gli spararono, ferendolo gravemente nella regione addominale.

Il Cappellano, soccorso e trasportato all'Ospedale Militare, si spense il 4 marzo al termine di strazianti sofferenze, non prima di aver invocato il perdono per i suoi assassini. Terminava così l'esistenza di un prete che amava l'Italia, i suoi finanzieri e predicava la pace fra le due etnie. Con dichiarazione sottoscritta il 4 marzo 1944 dal Direttore dello stesso Ospedale Militare, la morte dei Tenente Giuseppe GABANA fu ritenuta dipendente da causa di servizio e, come tale, il suo nome è stato iscritto fra i "Caduti della Guardia di Finanza durante la 2a guerra mondiale''.

Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, con proprio decreto in data 18 giugno 2008, ha conferito la Medaglia d'Oro al Merito Civile "alla memoria" del Tenente Giuseppe GABANA, Cappellano Militare della Legione Guardia dì Finanza di Trieste, con la seguente toccante motivazione: 
«Cappellano militare presso la 6a Legione "Giulia" nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, con eccezionale spirito di sacrificio, alto senso del dovere ed abnegazione, svolse un'encomiabile opera di conforto e di soccorso in favore dei tanti finanzieri impegnati in aspre lotte per la difesa ed il mantenimento dell'ordine pubblico. Si prodigò, inoltre, nell'attività di assistenza ed aiuto nei confronti della popolazione civile, in particolar modo degli ebrei. Ritenuto un possibile pericolo per i principi della dottrina marxista, anche in relazione al suo ministero, venne assalito e ferito mortalmente dai sostenitori degli slavo-comunisti, immolando la vita ai più nobili ideali di cristiana solidarietà. Trieste, 1941/1944».